FOSTEX GX100 Limited

Un giorno l’amico Gianni chiacchierando, mi disse: “ ho acquistato una delle ultime coppie disponibili in Italia di un diffusore straordinario”. Incuriosito dalla sua descrizione gli ho chiesto se avesse potuto prestarmele per una prova di ascolto.

Iniziamo subito precisando che le Fostex GX100 esistono in due versioni, un modello più economico denominato MA avente costo di 1300 euro, e la versione da me recensita denominata Limited che costa più del doppio circa 2700 euro.
E’ spontaneo chiedersi, “ ma quali sono le differenze, tali da giustificare un così ampio divario, praticamente il doppio?”. La differenza non è esclusivamente legata al piedistallo, di cui ve ne parlerò più tardi, la grande differenza è nel materiale utilizzato per realizzare il woofer ed il tweeter che non sono in alluminio ma bensì in magnesio. Secondo la casa dovrebbero stabilizzarsi più velocemente, avere un miglior smorzamento con una distorsione ridotta ed una miglior velocità di propagazione. Senza poi tralasciare la bellissima verniciatura con laccatura nero pianoforte

I diffusori misurano 26 cm di altezza, 16 di larghezza e 22 di profondità, montano un woofer da 10 cm di diametro e un tweeter da 2 cm di diametro, con una bassa sensibilità di 82 dB, una risposta in frequenza dichiarata a – 10 dB da 55 a 45.000 Hz, un condotto reflex nella parte posteriore, una coppia di connettori (mono-wiring) e un controllo per il tweeter che prevede un range d’intervento da +1 a -3 dB. Di facile rimozione la griglia di protezione, provvista di minuscole calamite.

L’impianto nel quale le casse acustiche sono state inserite è il solito così composto: giradischi Thorens TD 124 con braccio sme 3009 improved, preamplificatore Klimo Merlin, amplificatori finali Klimo Kent.

Prova di ascolto

Inizialmente ho posizionato i diffusori su piedistalli alti 60 cm in ferro molto pesanti, seguendo le indicazioni fornite da Fostex, che consiglia di posizionarle a pochissima distanza dalla parete di fondo e con una angolazione di 15 gradi verso il punto d’ascolto. Ho iniziato cosi l’ascolto dell’LP Anima Blues di Eugenio Finardi, ma nonostante il mio ambiente sia parzialmente trattato l’ascolto ha evidenziato un rigonfiamento dei bassi, snaturando l’ascolto finale.
Allora ho provato a collocarle nella medesima posizione delle Sonus Faber minima, quindi lasciando una zona aurea posteriore di circa un terzo della sala di ascolto.
Ma anche in questo caso non sono stato soddisfatto dell’ascolto, poiché la gamma bassa era diventata carente e la forte inclinazione dei diffusori forniva una gamma acuta in alcuni passaggi un pochino fastidiosa.
Poi sono passato al posizionamento di ascolto delle Harbeth p3esr, cioè ad un metro circa dalla parete di fondo, 1.80 di distanza fra loro e con una minima, quasi impercettibile angolazione verso il punto di ascolto.
Questa è stata la scelta migliore per iniziare l’ascolto, subendo successivamente soltanto delle piccole correzioni finalizzate alla sua ottimizzazione.

Ho iniziato così l’ascolto del secondo lato del primo disco. Nella prima traccia la voce è presente e centrata, tutti i vari strumenti sono percepiti distintamente e posizionati correttamente, la batteria sul lato sinistro, suonata da Vince Valicelli e l’organo Hammond sul lato destro suonato da Pippo Guarnera. Dopo 30 secondi vengo letteralmente rapito dall’organo distribuito davanti a me, quasi scollegato dalla presenza fisica delle casse che restituiscono con ottima precisione le armoniche generate dall’utilizzo dei tiranti (drawbar). La gamma acuta è aperta ma naturale.
Nella traccia successiva le chitarre di Eugenio Finardi e di Massimo Martellotta sono riprodotte con molto dettaglio, centrate nel palcoscenico sonoro con la batteria sapientemente riprodotta sullo sfondo.

Successivamente sono passato all’ascolto di Chat Baker sings It Could Happen To You, con questo disco, dimostrano di cosa sono capaci, la restituzione della voce è stato di livello molto elevato, devo ammettere di ricordare pochi diffusori che abbiano saputo trasmettere una voce così corretta.

Anche gli strumenti a fiato sono restituiti in maniera molto reale. Così nelle successive tracce ho provato ad usare l’attenuatore posteriore per verificare le diverse impostazioni sonore, anche se di poco però influiscono sul risultato finale, che a me non è piaciuto molto, in quanto le voci hanno peso un po’ di lucidità ed il basso si è gonfiato, facendomi così propendere per ritornare alla posizione “0”.
Poi visto che ero in vena di prove, ho deciso di ascoltare una traccia con la base staccata, è molto semplice rimuoverla, sotto vi è una sola vite da svitare e poi ho riascoltato la stessa traccia rimettendo la base. Con la base il diffusore ha un basso più secco e meno profondo, ma la differenza era evidente nel palcoscenico, nell’immagine e negli acuti, più definiti, dovuti presumibilmente alla diversa altezza del diffusore rispetto al punto di ascolto ed ai quattro piedini che hanno una funzione smorzante.

Successivamente sono passato ad ascoltare Samson et Dalila della Deutsche Grammophon diretto da Daniel Barenboim.

Sansone e Dalila, è un’opera lirica in tre atti di Camille Saint-Saëns ispirata al noto episodio biblico di Sansone e Dalila.
L’opera debuttò al Teatro Granducale di Weimar il 2 dicembre 1877, riscuotendo un grande successo. Quando fu eseguita in lingua francese a Rouen per la prima volta, il 23 marzo 1890, però, non suscitò l’entusiasmo del pubblico. Nonostante le premesse, l’opera si riscattò, e divenne poi la composizione operistica più famosa di Saint-Saëns.

L’atto III narra di Sansone, cieco e senza capelli, e quindi privo della forza che questi gli conferivano, si lamenta nel carcere mentre spinge una macina. Prega che i fratelli ebrei non subiscano la stessa sorte, ma sente che questi, anche loro in prigionia, lo maledicono per colpa di Dalila. Sansone viene condotto nel tempio di Dagon. Qui si festeggia con un’orgia sfrenata la vittoria dei filistei. Sansone entra, schernito dal Gran Sacerdote, che sfida Dio, provocandolo a restituire la forza a Samson. Tutto il tempio inneggia a Dagon, unico e vero dio; alla folla si unisce anche Dalila che si prende gioco di Sansone. Allora lui si fa condurre da un fanciullo presso le due colonne madri del tempio, e prega Dio di restituirgli la sua antica forza, facendole crollare e con lui morire tutti quelli che si trovavano al suo interno.

Ora quanto avete letto, provate ad immaginarlo in musica, Il Bacchnale di Saint-Saëns inizia con un sensuale assolo di oboe prima che un impulso costante si sviluppi nell’orchestra stessa. Su quell’impulso, legni leggeri e archi portano avanti il ​​tema della danza, con le percussioni che enfatizzano l’azione. Daniel Barenboim, segue con molta attenzione la partitura e tratta ogni strumento come un solista con l’effetto desiderato, cioè che l’ascoltatore è in grado di ascoltare tutte le note e le sottigliezze della musica, comprese quelle degli ensemble più complessi.
La trasparenza e la naturalezza del suono mi ha ricordato un concerto dal vivo, con una bellissima restituzione del basso. Ma la cosa più bella è stata distribuzione degli strumenti che sembrano quasi volersi svincolare dalle casse acustiche, cercando di ricreare un suo palcoscenico virtuale. Purtroppo pongono i loro limiti nell’ascolto della massa orchestrale che avrebbe bisogno di un maggior spostamento d’aria, per essere riprodotto con maggiore fedeltà, ma credetemi se il vostro ambiente è piccolo quanto il mio potrebbero anche bastare.

Per concludere vorrei ricordare che questi diffusori hanno un’efficienza bassa, simile ad esempio alle Harbeth, ma sono molto più esigenti di watt, nel mio caso 35 watt, con un valvolare, erano il minimo sindacale per un ascolto, ma coloro che avranno la fortuna di possederle, consiglio vivamente di raddoppiare questa potenza, al fine di non svilire la loro personalità e il carattere.

Riassumendo

L’ascolto di questi diffusori è stato molto bello, sembrava di ascoltare dei diffusori a gamma intera, data dalla profondità in gamma bassa prodotta dal piccolo woofer. La gamma alta, potrebbe con alcuni generi diventare un pochino presente, ma avendo la fortuna dell’attenuazione, sarà facile adattarla ai propri gusti. La timbrica è neutra, una buona dinamica ed una evidente trasparenza, pongono queste Fostex tra i riferimenti dei mini diffusori. Il costo è significativo, ma secondo me giustificato dall’esclusività del prodotto e dalle prestazioni che è in grado di fornire.

Specifiche tecniche
Model GX100Limited Glossy Piano Black
Type: 2-way bass reflex (crossover freq. 2kHz)
Speakers: 4/5” pure magnesium ridge-dome tweeter – 4” aluminum alloy HR cone woofer
Frequency Range: 55Hz – 45Hz (-10dB)
S.P.L.:
82dB/W (1m)
Impedance: 6 ohms
Max. Input: 100W
Dimensions: 160(W) x 291(H) x 225(D)mm (including base board & grille)
Weight: 6.1kgs